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The Third & The Seventh on Vimeo

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The Third & The Seventh on Vimeo on Vimeo

via The Third & The Seventh on Vimeo.

YouTube – Monicelli: il cinema è vuoto come il paese

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Che dire, ogni tanto, lo sguardo languido di chi osserva smaliziato la vita per l’età o per le esperienze, risulta sempre più profondo di un abisso… Se solo avessimo orecchie…

YouTube – Monicelli: il cinema è vuoto come il paese.

Il vero flusso della vita

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SmokyMan

Woody Allen:

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!

via Hotel Messico.

Conversazioni

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Quando uno scrive ha sempre bisogno di un mezzo per poter scrivere. Può essere costituito dalla solitudine, da un albero, da un letamaio oppure da una persona; a qualcosa dobbiamo essere legati. Alla fin fine, quasi sempre a se stessi. Tutto il resto non sono che stupidaggini. Anche un cane, quando deve pisciare, cerca un albero o il muro di una casa. è un po’ la stessa cosa quando uno vuole scrivere, è come orinare. Allora si cerca qualcosa, come un albero o il muro di una casa, e in genere si finisce per pisciare su se stessi, perché questa è la cosa più ovvia.

Se credo nella morte…

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Romantic Snowdonia

Se credo
nella morte sta
pur sicura
che é

perché mi hai amato,
in luna e tramonto
fiori e stelle
crescendo d’oro e diminuendo d’argento

delle maree,
non fidai
una notte
quando fra le mie dita

si piegò il tuo corpo lucente
quando il mio cuore
cantò fra i tuoi seni
stupendi

buio e bellezza di stelle
sulla mia bocca petali danzanti
agli occhi miei
e in fondo

ai melodiosi meandri
della mia anima
parlò
il verde-

festante pallido-
calante irrevocabile
mare
io ti conobbi morte.

e quando
avrò immolato ogni fragrante
notte, quando ogni mio dì
dinnanzi a un certo

volto sarà
bianco
profumo
soltanto,

dalle ceneri
allora
tu sorgerai e
a lei tu verrai scostandole

la malizia dagli occhi e avvolgendo
la sua
bocca nuovo
fiore con

le tue fantastiche
ali, ove dimora il respiro
delle stelle durature.

Elogio alla follia

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salvador-dali-in-sea Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.Infuse nell’uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.

Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.

Mamma…Quand’è che mi sono perso?

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[singlepic=344,200,160,,left] L’odore di vecchi mobili, una tv senza telecomando… Bisogna alzarsi per cambiare canale ed il click del bottone è talmente forte che sembra una colpo di frusta contro la televisione, quasi bisognasse addomesticarla come un animale feroce per farla obbedire. Mia mamma ha un grembiule rosa sbiadito con fiori bianchi e la luce del giorno la rende bella; quel lembo di stoffa rosa è il simbolo stesso della certezza di una vita serena; un sorriso aperto ed un po’ timido, l’abbraccio di un bambino che tiene strette due ginocchia, il premio di una mano dall’alto che gli accarezza la testa…

Mamma…quand’è che mi sono perso? Quand’è che ho smesso di sognare così forte che quando immaginavo di volare, fticavo a credere che fosse solamente un sogno; avrei voluto dire alla persona di fronte a me: “Ma l’ho fatto 2 minuti fa, te lo giuro! Mi stavo alzando in volo come un aquilone…”. Quando è scattato quel “click” nella mia vita? Deve essere stato come lo schiocco di frusta del pulsante della tv per  quello che è successo… eppure non l’ho sentito, non c’era rumore, non c’era dolore, solo silenzio e cambiamento impercettibile e lento ma inesorable.

Sono cambiate le cose, ne sono cambiate tante e cerco di mantenere la mente allenata nel ricordarle, nel ricostruirle in ordine cronologico, ma non è facile… Forse è proprio questo il punto in cui ti rendi conto che il tempo risulta essere solo una convenzione stabilita, non un valore assoluto e, di conseguenza, la stessa unità di misura utilizzata non rende i migliori risultati per lo scopo che si persegue.

E’ un viaggio, è il famoso “conosci se stesso dei greci”, credo sia un percorso obbligato; in fondo, cosa potrò pensare di me tra 50 anni se dovessi guardarmi allo specchio? Un uomo è obbligato ad impegnarsi per dare senso alla sua vita fino all’ultimo giorno, siamo fatti per grandi cose, non per essere trascinati in balia degli eventi.

Sono riuscito a ritrovarmi, almeno in parte; ho cancellato un po’ di quel senso di desolazione che ti porta a buttarti via senza che nemmeno tu te ne accorga e devo tutto questo ad una persona sola. Piano piano torno a riscoprire alcuni lati di me che credevo scomparsi, e mi piacciono e penso che forse non è tutto perduto, anzi! Mi sono chiesto spesso, anche in passato l’istante esatto in cui quel famoso “click” è scattato e soprattutto, il perchè sia successo, ora sto smettendo…Per la prima volta smetto di pormi quella domanda e vivo tutta la meraviglia che mi piove addosso ogni giorno.

A volte però, nel bel mezzo della notte, quando nemmeno il buio riesce a sentire i miei pensieri, apro gli occhi ed una frase mi rimbalza nella testa: “Mamma…Quand’è che mi sono perso?…Quand’è che ho smesso di volare?”

Estate da bimbo

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[singlepic=342,280,200,,left]Anche quest’anno l’estate è arrivata alle porte, anche quest’anno le vacanze cominciano ma, quest’anno, a differenza di altri, mi sembra di tornare un po’ bambino, sento i colori nell’aria, quel fermento e quell’agitazione che, da bambino, caratterizzava la partenza per destinazioni lontane. Sono felice, sono oltremodo felice perchè l’aria è frizzante e perchè al mio fianco non potrei avere miglior compagna di viaggio.
Sogno luoghi torridi, cicale e romanticismo, sogno musica lontana nell’aria calda del deserto, sogno odori di pelle al sole e di salsedine… Buone vacanze a tutti, vi lascio con una poesia di Edgar Lee Masters particolarmente adatta alla stagione ed al mio umore.

Dipold the optician

What do you see now?
Globes of red, yellow, purple.
Just a moment! And now?
My father and mother and sisters.
Yes! And now?
Knights at arms, beautiful women, kind faces.
Try this.
A field of grain—a city.
Very good! And now?
A young woman with angels bending over her.
A heavier lens! And now?
Many women with bright eyes and open lips.
Try this.
Just a goblet on a table.
Oh I see! Try this lens!
Just an open space—I see nothing in particular.
Well, now!
Pine trees, a lake, a summer sky.
That’s better. And now?
A book.
Read a page for me.
I can’t. My eyes are carried beyond the page.
Try this lens.
Depths of air.
Excellent! And now?
Light, just light, making everything below it a toy world.
Very well, we’ll make the glasses accordingly.

Randy Pausch Last Lecture

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Randy Pausch Last Lecture: Achieving Your Childhood Dreams

E’ probabilmente uno dei monologhi più toccanti degli ultimi anni, un esempio di semplicità e forza da non dimenticare.
C’è un’usanza alla Carneige Mellon University che invita dei docenti a tenere la cosiddetta “last lecture”, l’ultima lezione come se dovessero morire. Randy Paush l’ha tenuta e pochi giorni fa è morto davvero. Di seguito il filmato integrale dell’intervento.

Diffamarne uno per educarne cento [Beppegrillo.it]

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[singlepic=340,170,190,,left]Interessante il post odierno di Grillo: un’aggiunta all’analisi dell’andamento delle cose in Italia oggi. E’ interessante come la situazione sia sempre più chiara, è preoccupante come solo poche persone hanno la capacità, ma soprattutto la forza di denunciare l’oggettività dei fatti.


In Italia la diffamazione paga. E’ una costola della disinformazione. Il bastone da usare contro i nemici e contro gli amici troppo intraprendenti. Una clava nodosa che ha colpito un po’ tutti. Bossi il pazzo che attaccava il mafioso di Arcore nei primi anni ‘90. Fini, il giovane in carriera che voleva fare per conto suo, con la nuova compagna messa alla berlina da “Striscia la notizia”. Il giovanotto di belle speranze Azzurro Caltagirone ridotto a una macchietta.
Per i nemici, e qui si intendono per nemici quelli che non si sono fatti comprare, la razione è doppia, tripla, insomma, sempre abbondante. Chi non è in vendita è pericoloso. Non può essere ricattato. E come fai a fidarti di una persona che non puoi ricattare? Ai tempi delle bombe e dei corleonesi li facevi saltare per aria. Una botta e via. Ma allora l’informazione non era del tutto sotto controllo. Erano mezzi crudi, ma inevitabili. La mitragliata a Dalla Chiesa o il tritolo d’importazione militare fatto venire dal continente in via D’Amelio sono ricordi lontani. Le autostrade oggi servono per imporre il pizzo di Stato attraverso la concessionaria di Benetton. Distruggerle quando passa un giudice, come avvenne a Capaci, è un danno economico.
La diffamazione si nutre di fatti (falsi) , di giudizi (di parte), di aggettivi per squalificare. La Forleo diventa psicolabile, soprattutto piange. Che garanzie offre un giudice che piange. Una donna debole e fragile. Che abbia ragione è indifferente. Se tocca D’Alema va trasferita, lontano da Milano, a Cremona. De Magistris aveva messo il dito nella piaga del voto di scambio, dei fondi europei spartiti tra criminalità locale e partiti. E’ stato attaccato per il suo protagonismo, accusato di aver violato il codice. E’ stato assolto da ogni accusa e comunque trasferito a Napoli. I politici calabresi sotto inchiesta non sono stati trasferiti. La Calabria è piena di piscine pulite nelle ville del potere e piena di stronzi galleggianti nelle spiagge per i depuratori mai messi in funzione. Con le accuse contro di me si potrebbe riempire una enciclopedia. Il bello è che sono tutte false.
La diffamazione dell’avversario ha anche l’obiettivo di spostare l’attenzione dai MIEI problemi con la giustizia, ai TUOI problemi (inesistenti) con la giustizia. Alla MIA corruzione ai TUOI (inesistenti) abusi. Alla MIA vicinanza con persone condannate per mafia ai TUOI furori giustizialisti. Più sono lercio, più la merda che butto sugli avversari mi rende pulito.
Il Sistema è unito. Repubblica e Emilio Fede non sono diversi. Belpietro e Padellaro sono gemelli siamesi separati dalla nascita e uniti nella difesa del padrone.
Non possiamo andare avanti così. La diffamazione soft e hard va combattuta. E ormai un virus che infetta la mente del Paese. La gente crede a quello che decidono Berlusconi e De Benedetti e i poteri a loro collegati. E’ intossicata.Chiunque si espone per cambiare il Sistema è attaccato dai media con l’assoluta sicurezza dell’impunità. Il massimo che rischia è una multa. Nulla per distruggere una reputazione.
Da oggi è attivo un’indirizzo nel blog dal titolo: “Sputtaniamoli”.
Inserite
i falsi articoli, i link e le informazioni sul giornalista che li ha firmati. Ne farò una rubrica fissa sul blog.

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